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DALAI LAMA a LIVORNO: VACUITA’, COMPASSIONE, ETICA CRITICA

18 giugno 2014

Si può proporre una legge per cui i politici neoeletti, dai consiglieri comunali ai ministri, prima di esercitare le loro funzioni, facciano un corso di Vipassana, o di Tai Ji, o di yoga ? Il security tough man mi ha ingannato, dicendomi “torni a sedere, la chiamo io”, anziché dirmi “si metta lì in coda”, così non ho potuto fare la domanda. La mia gentile vicina Julia, che mi ha ceduto il posto per fotografare ancora più centrale, quasi di fronte a Sua Santità, era d’accordo – ma c’erano tutti i ‘bambini’ da accontentare prima. E poi il Dalai Lama avrebbe risposto che la distruzione delle emozioni negative avviene attraverso saggezza e compassione, non si può fare per legge. Ha mostrato davvero tutto il suo “Oceano di Saggezza” per 4 giorni – non una cerimonia, ma un gran lavoro. Non turbato e nemmeno imbarazzato dagli accaniti, sempre urlanti “Stop Lying Dalai Lama !” contestatori Dorje Shugden: ha toccato il tema anche rispondendo a domanda (pubblico folto, attento, disciplinato e silenzioso), riconoscendo che aveva praticato questo culto fino agli anni 70, ma avendo fatto esperienza di che cosa è – una variante di black power – l’ha abbandonata e non può dare insegnamenti ai suoi seguaci, in quanto setta. Non ha aggiunto che probabilmente sono finanziati dai cinesi, che vogliono la disgregazione del popolo tibetano risospinto in un lamaismo – ma è quanto risulta da Wikipedia e altri articoli sul web.
Saggezza e compassione, saggezza della compassione, quindi dialogo: tutte le grandi religioni insegnano la stessa cosa, l’amore universale, qualcosa di unicamente umano, oltre che materno e biologico. Dialogo e non-violenza – tolleranza, perdono e semplicità: questo è l’Insegnamento necessario. I metodi sono diversi, come i credi filosofici delle religioni hanno diverse inflessioni storico-locali. Ai tempi del Buddha in India c’erano ecatombi di animali sacrificati, per cui assieme al Jainismo è stata enfatizzata la non-violenza, e così il rifiuto delle caste. L’islam nacque in una società nomadica piena di crimini, per cui l’enfasi sulla shaaria. Il Buddha stesso diceva cose diverse, a seconda dell’uditorio giungendo ad ammettere il Sé (Induismo), anziché l’Anatman. Lasciare a ogni religione il suo credo specifico: su cosa c’è dopo la morte, per esempio, o sul Dio creatore – “Questo è affar tuo” direbbe a un cristiano “mentre Shunyata, la vacuità è affar mio”. Il Tibet ha conservato la tradizione Nalanda in sanscrito per mille anni. Noi si imparava a memoria i Testi Radice, poi si studiavano i commenti a parole-chiave e infine si aprivano i dibattiti logici, veri e propri tornei intellettuali. Toccherà alle nuove generazioni trasmettere gl’insegnamenti, ma già i neuroscienziati contemporanei ricavano e confermano molte indicazioni buddhiste sul funzionamento della mente.
La scienza mira al benessere fisico, la fede alla pace interiore: abbiamo bisogno di entrambe, dunque c’è armonia.

Ma se questi sono gl’insegnamenti, ciò che per noi occidentali conta è l’Insegnante. Il Dalai Lama ha alternato l’inglese al tibetano e durante le traduzioni (il bravo Fabrizio Pallotti) ha adottato non una rigida postura d’attesa, ma il più vario atteggiamento – dall’umiltà al dialogo di sguardi e sorrisi col pubblico, alla pensosità. Personaggio unico, come la sua comunicazione. Un linguaggio del corpo ricchissimo, ma schietto e misurato, la sottile (auto)ironia, l’amichevole semplice naturalezza, la voce potente della salmodia tibetana giocata con una varietà di sfumature fino al falsetto. E così quello che trasmette è effettivamente amore, ma non la nostra emozione dell’amore – cioè l’ansia del cuore e del respiro, e le conseguenti passioni, come paura e gelosia – piuttosto la quiete di un impegno costante, alla meditazione e al dialogo fra gli umani, senza alcuna presunzione di possesso della Verità, in nome di un’etica secolare. Non mostra la minima emozione nemmeno quando si parla di Cinesi in Tibet, eppure afferma che è necessario farsi sentire, dimostrare, rifiutare – ma senza astio, senza odio contro l’avversario, anzi col fine di comprenderlo e aiutarlo a superare il problema: il problema è l’azione sbagliata, non l’attore – di quella ci si scusa o confessa – così come perdono non significa accettare supinamente, ma riconoscere l’azione sbagliata, non l’attore. La compassione fa bene innanzitutto a chi la da’, chi la riceve dipende: racconta della donna tedesca che lo avrebbe aggredito in risposta al suo sorriso a bordo dell’auto.
L’affetto con cui stringe a lungo la mano al vescovo di Livorno Simone Giusti, o al domenicano Padre Lores; il suo prostrarsi salutando il nuovo sindaco Marco Bortolotti; la battuta sulla Madonna di Fatima, quando giratosi vide che sorrideva proprio a lui – “spero che Padre Lores non s’ingelosisca”; il movimento sottile del dito indice, a spirale ascendente, accompagnando l’affermazione che il Dharma si elabora davvero nel cuore, la centralità dell’amore, col braccio destro e la mano tesa avanti; i cristiani (in genere gli occidentali) così perfetti nella meditazione, mentre “noi tossiamo, sbadigliamo etc” (mimando la diversità di posture), e così via: tutto questo mostra un corpo e una mente liberi, in perfetta oscillazione ritmica, un corpo di grazia, una piccola danza.

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