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PER FARE IN COMUNE

27 aprile 2012

PER DEFINIRE I BENI COMUNI

Nonostante il nome “Alba. Alleanza Lavoro Beni Comuni Ambiente” abbia avuto più voti (134) che “Lavoro e Beni comuni” (90), è probabile che a Firenze venga approvato il secondo, perché più semplice. Avevo proposto “Fare Comune” (17 voti), come urgente invito all’agire, trasversale e territoriale, ma è troppo polisenso. L’articolo di Asor Rosa (oggi sul Manifesto) consente di completare il dibattito sulla proposta del Soggetto Politico Nuovo. Cerco di riassumere le varie posizioni, non per cercarne una sintesi, ma per averne un quadro concettuale, che aiuta a chiarirne le strategie politiche sottese.

La prima è quella per esempio di Centro Studi Alternativa Comune di Ya Basta (Antonio Musella e Leandro Sgueglia, in “Micromega” 30 marzo 2012) “sono beni comuni, cioè commons, le risorse primarie naturali, i suoli, il sapere, l’arte, le altre produzioni sociali; l’abitare, il lavoro, il reddito sono invece diritti sociali”, ed è qui che forse ha ancora senso la categoria di “pubblico” versus “privato”. Ma per andare a un “governo comune dei beni comuni” valgono soprattutto i “meccanismi mutualistici e cooperativi” sviluppantisi durante le lotte, e un più permanente “fare società”, cioè “l’autogoverno delle comunità” e addirittura il “tumulto costituente”.

Asor Rosa invece diciamo che ‘torna al classico’: lotta di classe come paradigma storico-politico, ma democrazia rappresentativa riformista, beni comuni (tolto ogni orpello teologico e buonista) ricondotti a quelli “pubblici”. Fra questa prospettiva ‘sistemica’ (in parte sovrapponibile a quella di Rossanda) e la prima – che discende dalla ‘moltitudine costituente’ (‘oltre’ il pubblico e il privato) – si situa una galassia di elaborazioni, fra cui quella degli estensori del Manifesto per un soggetto politico nuovo, riassunta nel coniugare Lavoro e Beni Comuni. Gli altri nomi proposti sono però indizi dei diversi accenti posti su diverse strategie. Non se ne può fare un unicum, perché esprimono ideologie, articolazioni e valori direi incarnati anche in precise entità politiche: dai Centri sociali a Rifondazione Comunista a Sinistra Ecologia e Libertà, e mettiamoci anche i Verdi.

Ma una cosa buttata lì nel finale da Asor Rosa mi pare importante (da collegare alla visione di Guido Viale):molti soggetti collocati liberamente all’interno di un terminale che fa da punto di riferimento logistico (niente di più) dell’insieme (se mai avrebbe senso lavorare, con i medesimi criteri, per una Rete di Reti”. I ‘contenuti’ di questa rete di reti sono ben scanditi nella visione di Viale, articolata su molti livelli: “riterritorializzazione, sovranità, transizione partecipata” – non solo consumi condivisi, ma “fare impresa” comune sul territorio, “ambiente come bene comune, la cui salvaguardia, a beneficio delle generazioni attuali e future venga affidata a chi su quel territorio vive e lavora”. E mentre sul piano diciamo riformista, o della rappresentanza, è imprescindibile una rinegoziazione del debito (“la decrescita è un fatto, il problema è governarla”), “sedi di formazione specifiche sono già in parte molte esperienze pratiche di altraeconomia, di imprese sociali, di gruppi di acquisto, di associazioni e comitati territoriali”.

Un’idea del soggetto politico Nuovo come facilitatore di istanze già in corso, e una lungimiranza sul medio periodo – che è anche quella di Rodotà, quando parla dei beni comuni “funzionali all’esercizio di diritti fondamentali, e al libero sviluppo della personalità, che devono essere salvaguardati sottraendoli alla logica distruttiva del breve periodo”. L’unica cosa che aggiungo a tutto questo (non c’è nel programma dei verdi italiani) è che in questa transizione abbiamo bisogno di poesia, intesa come gioia del fare-in-comune, e questa viene da un’esperienza di ‘riconversione’ ecologica della nostra mente. Quando dico “sacralità della comunità umana come parte della natura” intendo una cosa molto semplice: quando viene una bella giornata dopo molto cattivo tempo, la si celebra – con una passeggiata, mezzora di sole, dei contatti. Niente che venga prima, nessuna scadenza, nessun contratto (si vedrà l’indomani) – prima la natura: Fare pace con la terra, dice Vandana Shiva, è un diritto umano universale, come quelli del 1948.

 

 

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