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LA ROTTA DEL MONDO

13 dicembre 2011


Provo a condensare il mio intervento di 4 minuti (infine saltato) al ben organizzato Convegno del 9 dicembre “La via d’uscita” – anche se ci vorrebbe almeno un libro. Ho negli occhi il simultaneo volto raggiante di Angela Merkel a Bruxelles, e il capo inclinato di Rossana Rossanda a Firenze. Vincitrice la prima, vinta la seconda. Rossanda torna oggi sul Manifesto per “Tre riflessioni urgenti”, con l’eufemismo “riformista” di un “noi” erede della sinistra storica e interprete dei movimenti attuali: “colpire la finanza con una tassazione forte, colpire gli alti patrimoni, reintrodurre un controllo dei capitali in direzione opposta alla formula tedesca, ridare fiato agli organismi comunitari, ricondurre la Bce a quelli che dovrebbero essere i suoi fini, riformare un gruzzolo, oggi dovunque scomparso per la crescita. Crescita vuol dire occupazione”. Tutto questo è il desiderio di tanta popolazione onesta, ma non è certo riformismo, è il programma di un partito rivoluzionario – con nessuna possibilità di attuazione. Pura testimonianza, nella coscienza della sconfitta culturale prima che politica della sinistra, che non ha saputo leggere in tempo lo tsunami neoliberista. Com’era bello, vivo di lotte e obiettivi da raggiungere il tempo dei Trenta gloriosi (1945-1975) !  Poi si è scatenato qualcosa fuori da ogni controllo. Nemmeno la vincitrice di Bruxelles infatti, e con lei l’Europa e i governi del mondo sanno come prendere il toro per le corna. Suicida viene da molti analisti definito il patto fiscale europeo, l’ostinazione elitaria della Germania, la manovra recessiva Monti, la porta in faccia di Cameron, lo stampare moneta di Obama, il mancato accordo sulla riduzione dell’inquinamento a Durban. La sindrome di Tina (“non c’è alternativa”) è planetaria, vincitori e vinti, governi e popoli sembrano condividere la stessa impotenza. Ma è davvero impossibile un’altra narrazione, un’altra immaginazione, un’altra “fede” ? La filosofia di Marx non era solo lotta di classe, era un orizzonte di trascendenza, una (buona) “fine della storia”. Ora la riduzione di ogni pensare al simbolo penitenziale del debito per il godimento (coatto) del trentennio precedente (Cristian Marazzi e Ida Dominijanni) “ci trasforma tutti in soggetti colpevoli”, che devono scontare. Ma un pensiero critico riconosce questi meccanismi, e potrebbe aiutare a risolvere le false alternative crescita/decrescita o democrazia rappresentativa/diretta – se fosse messo a contatto di gomito con esse. Uno dei problemi pervasivi oggi è non solo la contrapposizione identitaria di gruppi, ma la separazione dei problemi, l’assenza reciproca di ascolto fra teorici e politici, la poca biodiversità culturale. Bene Ginsborg con Landini, ma occorre osare di più. Perché non anche Tronti e la Dominijanni e qualcuno del no-tav ?  Ogni volta ritrovo più solo l’instancabile Guido Viale, e meno ‘traducibile’ il suo sistema ecologico, la sua perfetta razionalità. Occorre sia il fegato che il cuore e il cervello, per liberarsi dalla paura, e dalla colpa dello sfruttamento capitalistico. Occorre chiedersi se la crisi dell’Europa sia dovuta ai macigni della sua razionalità, unico continente il cui “sacro” è la moneta stessa (vedi dossier su politica e religiosità in Liberazione di ieri), e il suo oro ariano. Si potrebbe scoprire che forse c’è una razionalità nelle sue scelte di fatto di decrescita – un deterrente all’immigrazione extracomunitaria – e intraprendere un altro cammino, fra natura e solidarietà planetaria.

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