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Europa, Scilla …

24 novembre 2011

Europa, Scilla o Cariddi

Oggi non voglio parlare come uno dei 99% indignati (che persino i Presidenti dicono aver ragione). Vorrei scendere negli abissi del migliorismo tecnocratico, e rispondere a Barbara Spinelli (Repubblica 23 nov) che siamo fra Scilla, la Finanza e Cariddi, la Povertà planetaria. Sposterei così i termini del suo bellissimo articolo, che non esce dall’ideologia Europea, quella che ha origini lontane, nella stessa Grecia con Platone, cioè con la scissione insanabile fra Anima e corpo. Se la “democrazia” ateniese di allora è l’ideale riferimento per la migliore Europa Federale di oggi, non si esce da una Kultur prussiana, nel migliore dei casi weimariana (come Spinelli paventa), qualcosa di completamente inadeguato a rifondare un’Europa. L’Europa (compresa l’Italia) infatti non vuole ideologicamente rinunciare al suo stile ‘massonico’, mentre è già “fuori di sé”, all’interno dei G20 e di tutti gli altri, e tutti insieme all’interno di uno squilibrio planetario delle risorse. Per aiutare l’Europa a non rifare gli anni 30 e 40, occorre che essa si pensi nel mondo, che si confronti, che negozi valori e misure ecologiche nel contesto planetario. Eppure gli staterelli europei, per paura di perdere l’elettorato interno, non vogliono rinunciare alle loro “identità” nemmeno per fare gli Stati Uniti d’Europa, proprio come una Padania che snobba l’Italia.

Ma se devo essere ecumenico (come il governo Monti), voglio l’impossibile: il 99% e l’1% insieme, dai precari ai massoni, tutti credo non possiamo oggi avere altro compito che trasformare il modello di crescita fondato sullo sfruttamento delle risorse e del lavoro in un modello di sviluppo umano equilibrato. E’ difficile pensare che questo Parlamento, o il governo Monti, o le sinistre  siano in grado di affrontare un tale mutamento di paradigma. Mentre il 99% è punito, perché senza rappresentanza. Il paradosso è che proprio i governi, la Bce etc stanno andando in tale ‘giusta’ direzione, con le misure restrittive che adottano di fatto accelerando quella Decrescita che affermano di non volere. Perciò ogni momento è kairos, favorevole, basta vincere la paura di perdere la “propria” (bloccata) identità e tuffarsi nel mondo, parlare, associarsi e organizzare i percorsi per le necessarie trasformazioni sociali e territoriali, per un Paesaggio vivibile.


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  1. Lucia Guidorizzi permalink
    25 novembre 2011 08:23

    Non è facile ripensare all’Europa in tale congiuntura…i revenants si affacciano prepotentemente sulle piazze, sulle strade e le catastrofi cancellano le strade, disperdono le vie. Ilya Prigogine ci insegna molte cose in proposito…se il sistema dissipativo sta all’origine stessa del vivente, forse per sopra-vivere dovremmo portare il concetto di autorganizzazione spontanea fuori dall’ambito della fisica e della chimica, ma nei sistemi sociali, nella stessa storia umana.Ed è proprio ciò che sta accadendo in Sicilia, come nelle Cinque Terre,dove sono le persone stesse coinvolte nel disastro a rimboccarsi le maniche e a spalare tonnellate di fango. Verificata l’assenza ed il silenzio istituzionali, preso atto che gli aiuti non vengono più calati dall’alto, come il deus ex machina, a risolvere situazioni impossibili si deve ricominciare proprio da se stessi, dal proprio essere lasciati soli per ricreare una communitas che non sia più virtuale ma umana ed operante. Non ci può essere salvezza che non venga dagli stessi flutti in cui si naufraga.

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