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JAMES HILLMAN – LA POTENZA DELL’IMMAGINAZIONE

3 novembre 2011

Dopo Steve Jobs, pioniere delle protesi comunicative nel terzo millennio, è andato via James Hillman.

Il messaggio “restate folli, restate affamati” del primo era forse già ‘incluso’ nel “fare Anima” di Hillman, che ha mostrato quasi da sciamano la resistenza delle immagini archetipe nella nostra anima.

Lo avevo conosciuto al convegno di Venezia del 1994 sull’ Evoluzione, conversammo brevemente al caffé della Fenice. Alto, eretto, un gentiluomo del Rinascimento, eppure scavato dalla profonda consapevolezza del nostro tempo tragico. Sembrava sempre perfettamente presente e insieme assolutamente ALTROVE, in una “visione di trasparenza” dell’invisibile, degli dei pagani che ancora ci manovrano come burattini – come è chiaro in Omero e nei tragici greci. Da sincretista junghiano, mirava a curare l’Anima del Mondo, che tutti contribuiamo a ritessere ogni giorno. Da saggio antico – come racconta la meravigliosa intervista di Silvia Ronchey a pochi giorni dalla morte – mirava alla consapevolezza socratica. Da studioso dell’alchimia poetica, mirava all’Uno, alla sfericità di una rubedo come nel Paradiso di Dante. Da performer rivoluzionario dell’analisi del profondo, o da buddhista, sapeva che l’attimo della creazione è proprio quello del morire, del congedo, dell’abbandono, sempre il primo e l’ultimo atto.

 Quasi scandaloso Quel terribile amore della guerra, uno dei suoi ultimi affreschi pubblicati da Adelphi, sempre così tremendamente attuale, fra primavere e autunni arabi e non – ‘curava’ l’amore per la guerra con le notti insonni per trovare la parola giusta, il varco sulla cima dell’immaginazione.

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  1. Lucia Guidorizzi permalink
    30 ottobre 2011 01:03

    da oggi ancora un po’ più soli…la sua cortesia nel ricordarci che non si può costruire nulla senza tener conto del Genius Loci, il suo parlarci dell’Anima, fumo leggero e impercettibile, il suo farci presente che dobbiamo essere visti per realizzare il progetto della nostra ghianda ci hanno accompagnato negli ultimi decenni impervi e tumultuosi del Novecento e nell’affacciarsi incerto di questo nuovo millennio…un Maestro che ci insegnò che tradire è l’unico modo per rimanere fedeli a sé stessi.

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