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FASTIDIOSE UTOPIE

31 ottobre 2011

FASTIDIOSE UTOPIE

L’articolo di Paolo Cacciari Come si esce dall’economia del debito (Manifesto di sabato) illumina una sua ‘performance’ al seminario di Ferrara (25 settembre), in cui invocava l’unica cosa che manca alla sinistra: “una soggettività politica che abbia il coraggio civile e intellettuale di prospettare un sistema di valori etici e di regole sociali all’altezza dell’odierna crisi di civiltà”. L’unico modo di uscire dal debito (agli investitori) è non pagarlo, perché esso è inestinguibile – così come l’unico modo di uscire da un ricatto è dire apertamente la verità. Se ognuno di noi nasce con un debito di 30.000 €, l’unico modo di liberarsene è non accettarlo, infatti tecnicamente non è vero. Ma proviamo a vedere la cosa dal punto di vista della finanza. Se è vero (molte analisi concordano) che le misure imposte dalla Bce indebiteranno maggiormente gli stati cui essa concede prestiti, ci si può chiedere perché mai l’UE voglia il suo stesso declino – o è la Germania che vuole gli altri stati indebitati con lei ? O non da sola, sta negoziando con Cina India Brasile una cogestione del debito internazionale ? Ma al di là di questi rapporti, è possibile che la Bce, il Fondo Monetario etc non abbiano capito che un’economia fondata interamente sul debito e sull’ipoteca del futuro non può proseguire all’infinito, perché si allontana troppo dall’ecologia delle risorse (lavorative e naturali) ? O siamo noi, precari di un paese precario, a non aver capito che non è affatto così ? E cioè che questa non è affatto la crisi definitiva del capitalismo, e anzi i suoi settori di punta come bioingegneria, ricerca atomica e spaziale sono lanciatissimi e su di essi convergono i maggiori investimenti – il resto, produzione, consumi, umanità non importano. Se così fosse, il no dei precari e dei giovani occupanti Wall street o la Puerta del Sol sarebbe più che un bene comune un “male comune” – difficile comunque da curare. Se invece la Bce, l’Europa e tutti  non ci credono, ma fingono di credere che il sistema del debito possa andare avanti indefinitamente, perché non possono dichiarare il crollo del paradigma metafisico e biopolitico (tutti i cittadini devono a priori essere indebitati) – allora le “fastidiose utopie” (ironizza Cacciari) hanno almeno un’altrettanta ragion d’essere: uscire dal Pil “mettendo la cura e la fruizione dei beni comuni al centro della nostra idea di società”. Ma questo non può essere frutto di una mera “soggettività”, Cacciari lo sa, ma conclude: “è urgente che qualcuno impartisca nuove istruzioni all’economia”. Qualcuno, o forse uno spirito più “oggettivo”, una necessità storica più forte delle password finanziarie – che bloccano i flussi in nome del profitto – la necessità di riconoscere nella donazione reciproca la vera linfa sociale – suggerisce Pierangelo Sequeri in Bene comune e dignità umana.

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