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QUALE SESSO NEL CAPITALISMO GLOBALE ?

13 febbraio 2011

13 febbraio 2011

Quale sesso nel capitalismo globale ?

Non mi persuadono le pubbliche confessioni di maschilità berlusconiana di Christian Raimo (Il Lele Mora che è dentro di me, Manifesto 12/02/11) – cui preferirei la satira-verità di Qualunquemente – perché il disincanto del corrente linguaggio “realista” rischia di restare cinismo parassita di ciò che vuol denunciare. Già l’auto-da Fé non può più aver luogo in una società desacralizzata (senza pentimento-catarsi), nonostante le migliori intenzioni. E sociologicamente: se nell’immaginario maggioritario italiano c’è un Caimano con le sue illusioni di godimento, questo vale per gli uomini come per le donne. Tutti, almeno una maggioranza dell’80% sono complici o vassalli del suo impero, quello dello spettacolo (preconizzato da Debord) – da attori o da spettatori. Se l’interesse di una maggioranza qualsivoglia, “libertini di destra o moralizzatori di sinistra” (Ida Dominijanni, Tre desideri, Manifesto 11/02/11) fosse davvero per ciò che non si mostra, per ciò che non è visibile, la punta dell’iceberg sarebbe già disciolta al sole di una gran risata, e con essa tutto l’iceberg. Gli italiani e le italiane non reggerebbero però tre settimane in piazza: Al Tahrir è stata fatta da uomini, donne, anziani, bambini di ogni ceto, illuminati dalla fame e dal sogno di un avvenire. Sogno che per un giorno in Italia hanno saputo vivere gli studenti di Roma il 22 dicembre e gli operai della Fiom il 14 gennaio. Da qui, “uniticontrolacrisi”, e dalla protervia del caimano l’iniziativa delle donne “Senonoraquando”. Il grazie a loro non può nascondere la necessità del coinvolgimento di quell’80% spettatore. Nell’improponibilità di femminismi “di genere” anni ’70. Di essi, del “corpo-mente”, fisicità e parola” femminili, Dominijanni a un tratto si chiede  “c’è ancora, dov’è finita la sessualità come luogo di emergenza del desiderio e della soggettività?”, mentre con la Butler riconosce che la “vita psichica del potere non si può contrastare a suon di regole”. Nemmeno il metalinguaggio del “maestro assoluto” Lacan del resto può aiutarci a dipanare il mistero del non-desiderio nel capitalismo al tramonto. Perché il problema dell’iceberg è ben più profondo dello suo stesso spettacolo.

Diciamo allora che Ruby è un ‘uomo’, come le altre e come gli altri, tutti sottoposti al principio di prestazione e massimo profitto (che nel caso delle casalinghe o dei pensionati si riduce a cogliere le offerte di “convenienza” ai supermercati). Ruby è un ‘uomo che compete’ nel mercato globale, meglio o peggio della Marcegaglia non importa, l’essenziale è che non abbiano cedimenti ‘sessuali’, anzi che non abbiano nemmeno un’identità sessuale (da qui il fascino dei trans), bensì un profilo ‘professional’, magari su facebook. Questa è l’unica cosa che conta nella società nemmeno dello spettacolo, ma dell’apparire, cioè dell’apparenza. Società nemmeno “liquida” (alla Bauman) ma ‘liquidata’, ridotta a flussi di pixel comunicativi per cui le funzioni di scambio biologico (nutrimento, sesso, sonno) e antropologico (lavoro, raccolto, festa) sono un penoso impaccio. Altro che soddisfazione dei bisogni primari: il godimento, da tabù è divenuto miraggio, allucinazione, agonia. Bulimia di una “crescita” vuota, fino alla catastrofe. Questo è oggi ‘comune’, oggettiva soggettività.

Esistono tuttavia, percepiti poco come la salute, i beni comuni: acqua, aria, terra, energia, conoscenza, tecnologia. Ma perché ne cresca la consapevolezza, occorre essere convinti che il modello capitalistico non potrà che finire di distruggerli e noi tutti con essi, perché noi soltanto possiamo renderli davvero beni comuni, con un impegno possibile solo a uomini e donne insieme. Perché in Italia rinasca una parola vera, una condivisione, un po’ di grazia.


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3 commenti leave one →
  1. Lucia Guidorizzi permalink
    18 febbraio 2011 19:45

    la grazia sta nel sottrarsi ad un meccanismo perverso di azione-reazione in cui coloro che si autodefiniscono imprenditori di se stessi, assecondando una logica di libero mercato ormai obsoleta e in fase di liquidazione, si contrappongono ai neo-moralizzatori che savonarolescamente ripropongono l’antico dualismo della donna santa o puttana, dimenticando che proprio loro erano quelli che propagandavano la formula sesso-droga-rock and roll…in realtà questo pleomorfismo dell’informazione rivela una connivenza su entrambi i fronti. L’unico modo per superare la stagnazione, la palude mefitica in cui siamo immersi inizia da un cambiamento di linguaggio…

  2. 18 febbraio 2011 21:52

    Pleomorfismo dell’informaziome, bene. Il cambiamento di linguaggio dovrebbe partire da qui ?
    O per linguaggio bisogna intendere le azioni comuni per i beni comuni ? Che esse si dicano poi, quando sono avvenute, si dicano ancora come azioni – fuori dall’impero dell’informazione ?
    Perché, come ben sapevano Benjamin da mistico e Adorno da sociologo dell’America, ogni cosa che si dice si perde nel suo consumo, ogni gesto conosciuto si tramuta nel suo cliché, nella sua maschera carnevalesca – come se Carnevale potesse valere 365 giorni l’anno.
    Non sono sicuro di aver capito però il riferimento al sesso, droga ‘n rock’nroll: quel grido era di LIBERAZIONE, di espansione della coscienza, inclusa quella della schiavitù della fabbrica e della catastrofe ecologica incombente, ed è proprio l’astuzia capitalistica che le ha messe a profitto di un consumo anestetizzante appiattito sul Be Here Now. Anche questo all’inizio era ‘mistico’, ed è stato rovesciato in asservimento al presente, all’ineluttabilità del potere che ci scorre nelle vene con l’Informazione, e che appare come autoannullantesi mentre continua a imperare.
    Grazie Lucia, questi pixel che ci rimandano alle nostre figure vive, sono pur sempre meglio di niente.

  3. Lucia Guidorizzi permalink
    20 febbraio 2011 10:36

    Cambiamento di linguaggio è cambiamento di modo di essere. Quando il linguaggio trasforma e non si limita a clonare sempre gli stessi fantasmi in una ripetitività che azzera ogni possibilità. Concordo perfettamente con il tuo punto di vista riguardo al modo d’intendere il grido che poi è divenuto un sussurro, o piuttosto un sibilo. Ciò che in origine era mistico è divenuto mistificante e ciò che era formula magica in grado di aprire mondi è divenuta formulario. Però le geremiadi non conducono in nessun luogo, me ne rendo conto, o meglio, conducono solo nel luogo dell’Assenza. Non so ancora quale traghetto funzioni…forse con un paio di bracciate si arriva prima e con maggior soddisfazione.
    Grazie Nic per questi scambi.

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