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JOUMANA HADDAD AL SUQ DI GENOVA 2010

7 luglio 2010

IL RITORNO DI LILITH di JOUMANA HADDAD è certo l’esplosione di una supernova della Poesia, come forse suonarono Le Illuminazioni di Rimbaud ai contemporanei o, meglio ancora, lo Zarathustra di Nietzsche. L’audacia del gesto Letteralmente teologico (“Io sono Lilith, la caduta paradiso… Torno per guarire la costola di Adamo e liberare ogni uomo dalla sua Eva”), la trasvalutazione di un Femminile assoluto (“madre-amante e donna-uomo”), l’imprevedibile dialettica di un eros micidiale (“uccido i miei amanti”), la radicale libertà e sprezzatura (“non cerco la fine ma solo il piacere di non arrivare”) ne fanno un unicum che sgomenta – almeno l’intera poesia maschile contemporanea ne viene spiazzata, non essendo recuperabile un mito di forza paragonabile. ‘Prima’ di Adamo ci sono gli dei, non la Terra e la Vita come in Lilith. La sfida a lottare per realizzare la propria unicità non è diretta solo al mondo musulmano, ma alle società dei tre monoteismi, dunque anche a quella occidentale. Solo il film AVATAR ha lanciato un’immaginazione bio-politica altrettanto rivoluzionaria.

L’abbiamo incontrata al SUQ di Genova, Festival delle Culture (in simultanea al Festival della Poesia di Palazzo Ducale), un ambiente profumato di Medioriente, Africa e LatinoAmerica, perfettamente intonato allo charme della “leonessa” libanese.  Joumana dichiara le origini cristiane della sua famiglia, ma a chi l’attacca risponde fieramente di essere atea. Alla domanda che ci interessa in questo periodo, come sia traducibile oggi  l’allegoria Beatrice di Dante, ha risposto con una sorta di koan: “è il Viaggio”.

Alla conferenza sul Corpo della Donna fra Oriente e Occidente nel pomeriggio, è seguita la sera la lettura da Il ritorno di Lilith. Dopo la formidabile allocuzione politica (un’ora e mezza) degli applauditissimi Moni Ovadia col “prete di strada” genovese Don Gallo, è inevitabile il brusio della gente che deve rilassarsi. Sono ormai le 22,40 quando l’interprete italiana di Joumana, Carla Peirolero esitante inizia. In tutte le sue letture, come ci ha spiegato dopo, Joumana Haddad si accompagna e/o si fa precedere da una voce che legge nella lingua del luogo, mentre lei legge in arabo e poi la insegue in lingua locale: ne risulta una opinabile con-fusione del testo, certo una sua riduzione, un centellinare che occulta la maestosa cascata poetica del Libro. Ma si sente la profonda musicalità del suo arabo e la leggerezza, l’ironica grazia del suo italiano.

Di Joumana Haddad sono usciti in Italia anche altri libri, della sua presenza ai festival di poesia, dei suoi testi, premi e attività giornalistiche pullula ormai il web.

Ho ucciso Shahrazad, Confessioni di una donna araba arrabbiata”

è il nuovo libro della scrittrice e giornalista libanese. Si tratta di un saggio/racconto sulla donna araba e sui tabù della società nel mondo arabo. Il libro uscirà prossimamente in Italia sarà edito daMONDADORI (traduzione di Oriana Capezio) e in simultanea in Inghilterra, Francia, Germania, Danimarca, Svezia e Brasile.
Del libro hanno scritto
Roberto Saviano: Joumana Haddad è una scrittrice vera. Appartiene alla sempre più’ rara specie di intellettuali che non si fanno intimidire. Questo libro è una lezione di coraggio per tutti coloro che aspirano, tentano e combattono per superare i propri limiti e le proprie catene. Mario Vargas Llosa (premio Cervantes 1994) Un libro molto coraggioso e illuminante sulle donne nel mondo arabo. Apre i nostri occhi, distrugge i nostri pregiudizi, e ci diverte al tempo stesso. Elfriede Jelinek (Nobel 2004): In questo audace libro, Joumana Haddad spezza il tabù della donna araba silenziosa e assente. Shahrazad doveva morire per raccontare la propria storia: cioè, per diventare un essere umano. Tahar Ben Jelloun (Autore di Creatura di sabbia): Joumana Haddad è spericolata e autentica. Svela l’ipocrisia della società araba e fa male a tutti coloro che temono il desiderio. Lei è una vera poetessa, quindi impertinente. Abita nella tempesta. Rabih Alameddine (Autore di Hakawati): Joumana Haddad è una rivoluzionaria. Questo libro è il suo manifesto. Leggetelo, o rimarrete arretrati. Etel Adnan (Autrice di Sitt Marie Rose) Ci vuole del genio per raggiungere una libertà così radicale.

<http://www.ikilledscheherazade.com/> <mailto:contact@ikilledscheherazade.com>

Il comune di Ancona, nell’ambito di adriatico mediterraneo festival, inaugura la mostra dedicata alla famosa rivista libanese JASAD (“corpo” in arabo) alla Mole Vanvitelliana il 29 agosto alle ore 18.La rivista, ideata dalla poetessa e giornalista libanese Joumana Haddad, ospita periodicamente ritratti di artisti contemporanei che riflettono sul concetto di corpo e sulle sue implicazioni sociali. Nella rivista anche interventi di filosofi e scrittori arabi che osano mettere in discussione uno dei principali tabù attuali della società araba e islamica: il corpo femminile. La mostra – curata da MAC manifestazioni artistiche contemporanee – vedrà esposti alcuni numeri particolarmente provocatori della rivista JASAD e le opere di due artiste arabe già famose nel panorama artistico contemporaneo. Si tratta di Ninar Esber (Syria) e Sama Al Shaibi (Iraq), le cui opere la rivista JASAD non ha temuto di mettere in copertina. Entrambe le artiste vedono nel corpo umano il principale luogo d’espressione perché, come scrive il critico d’arte Gabriele Tinti, “il corpo è visione e trasgressione, è il luogo dell’individualità e della differenza – della libertà”. Le opere esposte sono frutto di un grande coraggio e parlano di sessualità, di amore, di libertà e di femminilità alla parte conservatrice del mondo arabo. La città di Ancona avrà l’onore di ospitare la prima tappa di questa mostra che toccherà poi anche le città di Londra e di Berlino. Joumana, Ninar e Sama saranno presenti all’inaugurazione della mostra e discuteranno sulle ragioni del loro lavoro e sul coraggio di mettere in discussione la morale condivisa nei Paesi arabi. * Recital di poesia di JH: A Trentino il 10 Agosto A Corvara l’11 Agosto Ad Ancona il 30 Agosto

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2 commenti leave one →
  1. 8 luglio 2010 17:41

    Oggi sei un vulcano, hai dato corda e fuoco allo stoppino perchè bruci a lungo. E’ una scrittrice particolare, ha una specie di artiglio al posto della penna e un fuoco al posto della parola. ferni

  2. 11 luglio 2010 21:53

    lo stoppino o la miccia ?
    Non è una scrittrice particolare: è Lilith, dea ri-vivente il fantasma del Femminile.

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