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JODOROWSKY A GENOVA 2010

7 luglio 2010

ALEJANDRO JODOROWSKY conclude in bellezza il XVI Festival Internazionale di Poesia di Genova nel caldo solstizio del 21 giugno, finalmente nel Cortile di Palazzo Ducale. Un pubblico giovane applaude continuamente il ritorno dell’artista cileno, maestro indefinibile, a 80 anni più giovane di noi, di questo tempo.
L’eleganza del gesto fino alle dita, l’intensità  spontanea dell’espressione, il grande humour, gli haiku di saggezza, le massime per la liberazione sono le forme di questo meta-comunicatore naturale, senza età, “liberato in vita”.
E merita riportare una pagina finale dal suo ultimo, favoloso libro, Il maestro e le maghe (Feltrinelli, 2010): Dopo aver raccontato la storia del suo avventuroso rapporto col maestro zen Ejo Takata in Messico – con le discussioni su koan per decenni – e le iniziazioni alle arti del corpo da due donne (una è la figlia di Gurdjeff), ribalta completamente gli insegnamenti buddhisti, in un tipico vortice sincretista:

<<Ma il kesa di Ejo sembrava dirmi: <Non fermarti alla superficie. Al di là delle parole del Buddha, nel più profondo del fondo e sulla cima più alta, abita la grande compassione. Ascolta cosa ti dice la coscienza cosmica, araba fenice che rinasce dalla mente in fiamme:”la vita è pura felicità. La nascita, la malattia, la vecchiaia e la morte sono quattro regali meravigliosi quanto il ciclo delle stagioni. Non puoi mai stare separato da chi ami, perché vive nel tuo essere per sempre. Dover stare con chi non ami è impossibile, perché hai smesso di odiare. La tua luce, come la luce del sole, è per tutti, ami persino chi ti pare odioso. Non poter soddisfare i desideri non è sofferenza, perché quello che importa è il miracolo di avere desideri. Anche se non riesci a soddisfarli, ti reglano la sensazione di essere vivo. Va’ oltre il <La causa della sofferenza è l’attaccamento ai desideri, alle cose>, perché l’attaccamento ai desideri e alle cose, quando non è ossessivo, è sublime bontà. Tutto quello che pare impermanente rimane inciso nella memoria di Dio. Ciascun secondo è l’eternità. Va’ oltre il <Mettendo fine a queste affezioni si mette fine alla sofferenza>. Non si può metter fine alle affezioni, perché il tutto essendo uno, come può l’unità separarsi da se stessa ? L’attaccamento per amore è la via della realizzazione. L’essere eterno, con amore infinito è attaccato a te. Va’ oltre il <Per mettere fine alle sofferenze bisogna seguire l’Ottuplice Sentiero – vista, pensiero, parola, comportamento, vita, sforzo, attenzione e concentrazione adeguati. Liberati dalle catene concettuali, confida nella saggezza della Creazione, perché non fai parte di essa: tu sei essa. Per vivere nella più completa felicità, cammina nell’infinita pianura senza seguire sentieri, lascia che i tuoi occhi vedano quello che ti chiedono di vedere, non mettere gli occhiali; lascia vagare il tuo pensiero in tutte le dimensioni, lascia che ogni parola metta radici nel tuo cuore, comportati come un bambino amato dai genitori, vivi in una sola mille vite, non ti sforzare, lascia che le cose si realizzino attraverso te, perché ogni gesto naturale è un regalo, l’attenzione e la concentrazione sono figlie di un amore appassionato, pesna, senti, desidera, vivi con piacere. Un gatto non si sforza di concentrarsi quando vede un topo…Va’ oltre il <Tutto deriva dall’ignoranza: Perché dobbiamo nascere, perché dobbiamo morire ?> L’unità è conoscenza totale, quando riesci a esserne parte integrante, non c’è l’ignoranza. Quando spunta il sole, il buio svanisce. Dobbiamo morire per poter nascere. l’esistenza non nega la morte, ma la venera. Non c’è la volontà di esistere quando si esiste in eterno. L’ansia di vivere nasce per la mancanza di un contatto benevolo col mondo, che non è esterno e nemmeno interno, perché non esiste alcuna separazione. Guardare è benedire, udire è benedire, toccare, annusare, gustare sono benedire. Il corpo, l’anima, lo spirito, le funzioni mentali sono la stessa cosa. L’ignoranza è volersi separare da loro. Va’ oltreil <Tutto cambia incessantemente. Non c’è nulla di permanente>. In Dio nulla cambia incessantemente. Tutto è permanente, eterno, infinito,, non passa mai. Va’ oltre il <Nostro ego non ha sostana>. Il nostro ego indelebile ci è dato da Dio, è la nostra differenza. La sua sostanza è divina. Non vi è nulla che abbia sostanza divina. Va’ oltre il <Tutto è vacuità, ku. Punto zero>. Niente è ku, la vacuità è un’illusione, tutto è pieno di Dio>>”


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5 commenti leave one →
  1. Lucia Guidorizzi permalink
    8 luglio 2010 11:33

    Sì, ho letto proprio in questi giorni “Il maestro e le maghe” e Jodorowsky continua a parlarmi di quello che è fondamentale. Continua ad essere un maestro immenso, proprio perchè non insegna nulla, ma squarcia il fondale, ri-velando che non c’è più tempo per rimestare la nostra fragilità ed imbecillità, che bisogna accettare il mutamento, che vale la pena di vivere proprio perchè si è continuamente insidiati dalla morte.
    “Intellettuale, impara a morire!” Ejo Takata

  2. 8 luglio 2010 12:10

    Non ho letto il libro ma lo cerco oggi stesso.Il breve estratto che hai portato mi attira moltissimo.
    Grazie per il video. Meritava davvero. L’ho pubblicato in cartesensibili dicendo che qui si trova tutto il tuo articolo sull’argomento.Ciao, di nuovo grazie,ferni

    PS: ASPETTO anche quello su Evtusenko!

  3. 11 luglio 2010 14:03

    Ok, Ok (leggasi “estratto postato” ?)
    A Lucia:
    (in quale continente ti allungherai quest’estate ?)

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